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Facciata della palazzina operativa
Facciata della palazzina operativa.

Su questo vasto spiazzo si affaccia in tutta la sua maestosità la palazzina principale del forte, che sul tetto ospitava sei cannoni da 149 mm in cupola girevole. Sull’ampio piazzale antistante si vedono i resti di un abbeveratoio/lavatoio in cui si usava l’acqua proveniente dalla grande cisterna in cemento armato, che in origine era coperta e raccoglieva l’acqua piovana attraverso dei pozzetti filtranti.

Secondo la testimonianza del reduce Tenente Carlo Morè, nella primavera del 16, quando il Regio Esercito fu costretto ad abbandonare il forte per ritirarsi più a sud, l’acqua fu inquinata con l’olio dei generatori al fine di ostacolare la permanenza austriaca all’interno della fortezza. Questa sostanza oleosa presente nell’acqua ha permesso la perfetta conservazione degli oggetti che si trovavano sul fondo della vasca, rinvenuti in ottimo stato durante i lavori di pulizia ed ora esposti nel museo del forte.

All’interno della palazzina, nel piano inferiore, si trovavano tre camerate per l’alloggio di 134 artiglieri da fortezza e le stanze dedicate al medico e alla sua attività. Due ulteriori locali comunicanti ospitavano il generatore di corrente e il sistema anti-incendio collegato ad una vasca d’acqua sotterranea.

Sul pavimento del corridoio sono visibili i solchi lasciati dai binari del carrello proveniente dalla polveriera, che entrava dalla porta in fondo fermandosi davanti all’ingresso della penultima stanza.

Proprio lì si possono ancora vedere i vani di due elevatori che portavano i proietti carichi al piano superiore. All’estremo opposto del corridoio si apre una galleria che portava all’osservatorio di valle e si collegava ad una trincea scoperta.

Piazzale della palazzina e abbeveratoio
Piazzale della palazzina e abbeveratoio.

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